La diffusione del Ju-JitsuLa diffusione dei Ryu di Ju Jitsu in tutto il Giappone fu originata fondamentalmente dai Ronin (Samurai senza padrone). Non avendo un’occupazione stabile presso uno Shogun (il Generalissimo, Governatore Supremo nominato direttamente dall’imperatore) o un Daymio (Grande Nome, Signore di un Clan o Governatore di una Provincia), i Ronin creavano un Ryu e divulgavano la loro conoscenza marziale e l’esperienza di combattimento reale maturata sui campi di battaglia.
In origine il Ju Jitsu era dunque un’arte, o tecnica, per rendere inoffensivo ed eliminare uno o più avversari. Divenne purtroppo anche uno strumento tremendo di offesa per chi lo usava impropriamente, come i briganti e gli assassini assoldati dai Jonin (i Mandanti del Crimine), e, di conseguenza, la gente comune aveva una pessima opinione del Ju Jitsu, ritenendolo solo un’istigazione alla violenza.
Alla fine del XIX secolo, con il progresso e la diffusione delle armi da fuoco, lo studio e la pratica del Ju Jitsu persero in larga parte importanza ed effettiva utilità, e così i Ryu persero i Rysha. Molti Sensei morirono senza poter lasciare a nessun discepolo il Densho e il loro sapere; altri si fecero affascinare dalle discipline nate dallo studio e dalla passione di nuovi Soke come Jigoro Kano, Gichin Funakoshi, Morihei Ueshiba: il Ju Jitsu stava scomparendo.
Per fortuna parecchi Ryu sopravvissero a quest’oscuro periodo e riuscirono a imprimere al Ju Jitsu uno spirito nuovo, di studio per la tradizione e la vita, abbinando concetti filosofici di prosperità e di pace e combattendo il concetto di violenza e di morte. Il Ju Jitsu, insomma, si rigenerò tornando a essere apprezzato come disciplina non solo marziale ma di vita, in senso morale ed etico, ritrovando quei valori che si erano persi nel tempo.
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